Selvaggio Wild

Era il 2009.

Forse il 2010: Fontainebleau, Cuvier est, Carrè d’as… mano-piede delicato. Boulder altino … anche troppo per i miei pavidi gusti.

Una scarpa vola nel bosco. Ennesimo volo, ennesimo sfogo.

Nel bosco, dispersa, una WildClimb.

Passata la furia, la delega, con la giusta fatica arrivo al top.

Ai piedi una WildClimb.

A distanza di anni, sono qui, a scrivere di e per WildClimb.

C’era qualcosa, a livello inconscio che mi univa a quella marca, forse più che ai suoi prodotti.

Fosse solo per l’ironia di un marchio che accetta di essere riconoscibile ovunque, anche se abbreviato, persino negli autogrill: “WC”.

Essere “selvaggi”, preso alla lettera, sembrerebbe sottolineare le caratteristiche di chi è ai margini della civiltà.

Ed è proprio il contrario: il selvaggio è selvaggio perché crede che una civiltà esista. Non perché esiste!

Non si accontenta e investe nei giovani, nei prodotti: sempre in evoluzione. La scarpa in produzione è sempre vecchia, è sempre passata rispetto alle idee ed ai materiali che stiamo testando.

Tutti noi: Il plurale non è un errore.

Il selvaggio immagina e lotta per una civiltà che non si “bea” dei buchi organizzativi che portano a divulgare sui social atti di normale attenzione come atti da super eroi degni di ammirazione.

Il selvaggio che cambia una catena vecchia e logora, si lamenta del fatto che non esiste, (indicativo presente, quindi oggettivo), un organo ufficiale per comunicare queste notizie, e cerca in ogni modo di istituire un qualcosa che possa proteggere il nostro istinto alla scalata.

WildClimb, in tutto questo è “Selvaggia”, quindi realmente civile. Promuove, investe, evolve, senza mai cristallizzare in forme definitive. La miglior scarpa non esiste!

Esiste uno strumento per crescere, far crescere.

Il sito nasce da quel lancio nel bosco, dal quel gesto inconscio che ha preso forma e chiarezza diventando un valore.

Nasce dall’incontro con un fotografo che immagina foto e percorsi paralleli che danno forma anche a nuove falesie da scalare.

Nasce dalla scoperta di avere da sempre al fianco un amico che finalmente ammette di avere un grosso problema: sintomo di questa malattia sono i fumetti!!!!

Non vogliamo guarire, essere parte di un processo ha più valore che qualsiasi altra “comodità” stabile.

Non è “pensare altrimenti”, è “altrimenti pensare”.

Essere sensibili alle immagini, notare nelle foto il fisso logoro piuttosto che il campione e la didascalia che dichiara l’ennesimo exploit: è pensare.

Il sito si propone anche questo: vuole essere una casa per atleti, ambasciatori, società, strutture ed eventi. Un luogo che ospita, regala visibilità e lascia liberi.

Ognuno con un suo tag, cura se stesso ed il gruppo. Tutti insieme mettono in forma un modo di stare che non è neppure immaginabile.

Nessuno avrebbe giurato che un giorno sarebbe stato desiderabile, normale e giustamente anonimo selezionare la plastica dalla carta.

Ci vuole coraggio a cambiare, bisogna essere selvaggi, mai appagati, mai parassiti.

Intanto partiamo, la casa è appena abbozzata, ora bisogna riempirla, di entusiasmo e sorrisi, di foto e notizie.

Noi faremo le pulizie di casa: ogni tanto; qualche tediosa riunione di condominio: inevitabile.

Litigheremo? certo! i giusti confronti generano.

Gli errori, nel loro offrire un pensiero originale, anche!

Benvenuti a casa!

Grazie a Mauro Marcolin, che ci crede sempre! in modo contagioso e selvaggio!

Grazie a Mauro Magagna, Francesco “Chicco” Fontebasso, Tommaso “Ttnka” Righetti, Emanuele Pellizzari.

Andrea Tosi

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