“I’m the only one who has the truth”, quando “sei”, nessuno può dire che stai sbagliando, la tua verità rimane l’unica cosa che conta veramente”….

“who I am” incentra il messaggio in questo punto cruciale: non è il “cosa”, ma il “come”: la qualità e la quantità del  Sé che si impiegano nel “fare”; questo è il ponte che separa l’arte da ciò che non lo è.

http://www.planetmountain.com/it/notizie/arrampicata/video-who-i-am-la-ricerca-di-se-e-l-arrampicata.html

La “Neve” Inaspettata

Domenica 25 giugno era in programma un bella passeggiata in famiglia ma il meteo al risveglio ci attendeva con un bel temporale.

La cosa non è che mi abbia dato tanto fastidio visto il caldo di questi giorni, decido di girare la “gamba” e di stare a letto a godermi il tanto desiderato fresco.

Oramai la giornata era come si dice “in vacca”, ma non desisto nel fare qualcosa con la family.

Decido dopo pranzo di fare almeno quattro passi sul lago, visto che avevo da gestire mamma e tre bimbine, arrivato a Torri, boom temporale e cielo nero da paura.

Va beh oggi va così torno a casa e cercherò di stare calmo con lunghi respiri fino a far arrivare l’ora di cena.

Arrivato a casa prendo il cell, e scrivo al “Vale”,  sapevo che lui stava combinando qualcosa, nemmeno il tempo di finire di scrivere, che mi chiama, rispondo, anzi per la verità gli risponde la Stefy, (mia moglie ;-)), così il “tipo” si calma un po, prendo in mano il telefono e mi dice di raggiungerlo a Rivalta, 14:35.

Tempo di cambiarmi e di prendere l’Opel alle 15:00 ero con imbrago addosso.

Parto per il tiro, il solito, quello che non riesco a chiudere,  sempre li ad aspettarmi, il Vale nota le mie nuove scarpette rosse, :”gheto cambiato scarpette??” – “Certo WildClimb Pantera Rosse il  mio primo amore anche se già risuolate per ben 3 volte”,  già al terzo rinvio ghisato a stecca; non vado su, ho paura, ribadisco ad alta voce,  che smetto di fare sto sport, basta.

In qualche modo porto la corda in catena, scendo con il fiatone, voglio lasciar comunque su la corda così lo riprovo “da due”,  metto la coscienza a posto e me ne torno a casa, questo era il programma.

No che il Vale : “sa elo che te vol fare?? Voto andare su da secondo? te stare mia scherzando vero?”, caxxo mi tira giù la corda.

Mi sono imbruttito dentro sapevo che dovevo affrontare ancora una volta sta via facendo i conti con me stesso, va beh…

Attendo il mio turno.

Da nord comincia ad arrivare una super “perturba” un nero da paura, comincia a montare anche il vento, si sente qualche goccia, ci sono in giro anche dei lampi, è il mio turno.

Il Vale mi dice : “Condizione vecchio!!!”, io con la paura sulle spalle e il fiato corto, rassegnato , indosso le mie “Pantera Rosse” e inizio il mio calvario, tra l’altro dovevo scappare a casa il mio tempo era finito, (ho proposto di lasciare su i rinvii e farmeli prendere, tutto, pur di non ripetere il tiro, ma nulla).

Supero il primo strapiombetto, rinvio mi sento ok, tolgo pure il rinvio sotto che faceva un brutto angolo, “cazzo sto perfetto”, salgo con una scioltezza non mia, intanto comincia piovere l’aria mi gonfia la maglietta, mai nessuno che fa una foto, il “Boss” è in giro che tiene a bada la GAIA, il cane del Vale.

Salgo ancora arrivano le prime difficolta, ma cazzo muovo bene i piedi sono sempre in equilibrio, penso “sto scalando”!!!

Proseguo, sciolto, ecco arriva la rinviata che mungevo sempre,  click, rinvio perfettamente, alzo bene i piedi e prendo l’ottolino tanto temuto, lo sento bene, mi alzo ancora di un paio di metri …  presa buona!!!.

Sono io lo sto facendo davvero?, mi chiedo!!! Il Vale che mi urla di riposare bene e poi dare il tutto per tutto 2, 3, 4, 5, 6 .. 100 sghisate, adesso le prese sono tutte buone c’è solo un po di runout che mi uccide il cervello.

Non ci penso alzo i piedi proseguo ultimo respiro … sono in catena!!!

Un tuono un urlo di liberazione, una soddisfazione tremenda mi assale, mollo tutto, devo scappare, insulti dal Vale perché non son capace di togliere i rinviii ma ci sta ero emozionato!!!

Scendo ecco che vedo sopraggiungere il “BOSS” Ale, chiedendomi : “Eto spezzatto il tiro vecchio???” – “Yesss l’ho spezzato” – “Bene paga da bere!!!”

Pacche sulle spalle pugni e via di corsa a casa, festa!!!

Grazie al Vale maestro di falesia e di “vicentino”, che mi sprona ogni volta, al chiodatore Alessandro Arduini “Il BOSS”  e al mio coach Herman!!!

Una bella storia firmata WildClimb senza troppe pretese ma ricca di vera sodisfazione e riassume il piacere e la bellezza del mondo dell’arrampicata.

N.B.

era un 6b, “Bianca Neve”, ma di questo non frega gnente a nessuno!!!

essere ancora in grado

Ricorderò male.

Una foto.

Papillon; Boreal ai piedi,  buchi di Lumignano: Mauro Dell’Antonia.

Sarà uno dei casi in cui la memoria diventa “creatrice” di un passato che si è svolto diversamente.

Credo fosse un vecchio Alp: cose che risalgono agli anni ’90.

Poco importa.

Mauro torna alle cronache in questi giorni, non che sia mai sparito, ma dopo più di un ventennio di scalate, lo leggiamo “ancora” in grado di migliorare il suo grado.

E per farlo, calza ai piedi WildClimb Pantera V.

Di certo ha tanta esperienza quanta forza sulla tacca, e noi siamo contenti che dopo tanti km fatti sulla punta dei piedi, Mauro abbia scelto come strumento per la sua prestazione una nostra scarpa.

Il ragionamento si allarga a tutti quei giovani vecchietti – un nome su tutti: Marco Savio – che calzano i nostri prodotti e spingono ancora forte sui piedi.

Dopo tanto scalare approdano in WildClimb e trovano sempre, nella famosa cassetta degli strumenti, la scarpa più adatta per le loro performance.

 

Dieci anni di WildClimb

Con la nascita del nuovo sito, WildClimb 2.0, ho sentito la voglia e il bisogno di dare voci ai RICORDI.
… perchè a volte ricordare fa bene e 10 anni di vita possono essere tanti o pochi ma sono comunque un percorso che è stato fatto assieme. e sono indissolubilmente un trampolino di lancio verso il futuro. 🙂
quello che ho vissuto in questi 10 anni è una di quelle esperienze che alla fine ti fanno dire: IO C’ERO.

GRIP

Ci sono persone che ti stanno sulle palle a pelle. Non c’è un motivo. È così.
Ci sono fortunatamente persone che ti stanno simpatiche al volo. Con cui hai feeling da subito. Ti trovi. Condividi. Non c’è un motivo. È così.
Sono seduto nel retro bottega di una fabbrica di scarpe d’arrampicata. Su una sedia un poco sconnessa circondato da scatole su scatole marrone chiaro. Sto provando un paio di scarpette. Allettato dalla prospettiva di un ottimo prezzo e dalla curiosità di provare qualcosa di nuovo. Le scarpette si consumano troppo in fretta per poter avere un solo paio. Troppo in fretta anche per aver solo delle scarpette top. Quindi sono sempre alla ricerca di qualche paio di scarpette economiche, per le vie facili, per fare traversi, per risparmiare qualche soldo. E poi provare le cose nuove a me piace. Solo provando ci si confronta e si evolve. Si trovano nuove soluzioni. Nuovi materiali. A volte sono ciofeche. A volte sono cose ottime.
Sono nel cuore della pianura veneta. In quel distretto della scarpa dove in un raggio di pochi chilometri hanno sede tutte o quasi le grandi marche sportive. Ci sono arrivato tramite un forum di alpinismo. Potenza dei mezzi moderni.

Non immaginavo allora, intento a capire se la “Bat” era un modello adatto al mio piede e che numero prendere, che quel giorno avrebbe cambiato la mia vita futura.
Davanti a me il titolare della ditta, contitolare scoprirò in seguito; Mauro. Detto Grip. Nomen homen.
Fuorivia è stato un bel forum. È stato anche molto di più. È stato un posto dove decine di persone sono diventate amiche tramite lo strumento del contatto virtuale. Amiche da trovarsi e arrampicare assieme. Amiche da condividere cose belle e brutte. Da attraversare l’Italia per fare festa assieme.
Grip scriveva su quel forum. Come me. Come tanti altri che vorrei ricordare ma esulano dal presente racconto. Amici vivi. Amici morti.
Grip scriveva di cazzate e faceva ridere. Scriveva di cose serie e tecniche e insegnava tanto. Da uno che sa. Da uno che vuole informare. Lo faceva a viso aperto. Aveva un ritorno pubblicitario? Sicuramente. Ma quello che dava era sicuramente superiore a quello che poteva ricevere. Come Emanuele.
In quel momento storico Mauro aveva deciso di dar vita ad un suo brand di scarpette. Risuolare e produrre per altri non gli bastava più. Voleva lasciare il segno. I motivi ora importano poco. Quel che importa è che quel giorno, grazie a un particolare sconto forumisti io ero là.
E mentre il mio piede entrava nella scarpa Mauro parlava. Da bravo imprenditore veneto parlava. Raccontava. Erudiva. Perché il Grip in effetti parla tanto. Ha una socialità elevata. Ma quello che mi colpiva non era il parlare ma era il succo del parlare. Erano parole interessanti. Col mio background ho una certa diffidenza dagli imbonitori. E nessuna possibilità di farmi influenzare da 4 parole.

Mauro parlava. Io ascoltavo. Rispondevo poco. Io parlo poco a volte.
Non c’era niente da fare. Questo ragazzo mi sta simpatico. Come sul forum. Più che sul forum.
45 minuti dopo sono uscito con 2 paia di scarpette sotto braccio, e un patto.

Io ho sempre creduto che bisogna ringraziare e ricambiare nella vita.
Il prezzo che ho pagato per quelle scarpe era incredibilmente onesto. Direi quasi esageratamente onesto. Era un prezzo lancio. Era un investimento. Lo sapevo. Qualcosa di economia conosco. Ma era comunque un prezzo molto favorevole per quel prodotto.
Il patto era che se con le scarpe mi trovavo bene avrei fatto un po’ di pubblicità con foto e commenti positivi. Dare avere. Onestà intellettuale.
Io non sapevo allora e manco sospettavo che quello era l’ultimo paio di scarpe di arrampicata che avrei comperato in vita mia.
Neppure Mauro immaginava che quel vecchio alpinista scarso sarebbe diventato uno dei più fidi e grandi testimonial del marchio.
E soprattutto che saremmo diventati tanto amici.

Le scarpe erano ottime. La ditta era piccola e voleva crescere. Pochi o nessuno allora credeva in quel marchio. Tanti prendevano le scarpe a prezzo stracciato e le consideravano scarse proprio perché costavano poco, o le paragonavano a modelli completamente diversi per costruzione e materiali.
Io con quelle scarpe mi trovavo bene.
Con quella persona mi trovavo stra bene.
Quello che mi insegnava, sul forum e di persona aveva un valore immenso. Pochi allora e, forse anche ora, lo hanno capito.
Da allora sono passati 10 anni. Dieci anni in cui la ditta è cresciuta, è diventata punto di riferimento nel mondo delle calzature di arrampicata. Ha sfornato modelli che sono considerati di punta, che sono al top. Ha testimonial di nome e un fatturato in crescita. E altre persone si sono aggiunte al gruppetto di amici che lavorano a tempo perso per farla conoscere. Gente in gamba non vecchi balordi come Espo 😊.

Dieci anni in cui ho provato modelli e frequentato qualche fiera. Fatto foto e fatto conoscere il brand. E cercato di dare qualche idea, più sul marketing che sulle scarpe.
Il patto è rimasto uguale. Scarpe contro foto, contro immagine. Niente soldi. Solo amicizia.
Mauro è rimasto uguale. Parla sempre un casino. Ha meno tempo per lavorare in fabbrica e più incombenze da manager. È più scazzato e pieno di impegni. Crescere costa fatica. Da soddisfazioni ma costa fatica. Si cazzeggia meno. Si pensa di più.

La WildClimb è cresciuta. Puntando sui giovani. Puntando sulle persone normali. Innovando nelle forme, nei materiali, nelle idee. Entrando nelle palestre e nelle gare giovanili, dove c’è il cuore pulsante che arrampica, perché sono quelli che fanno il 5c/6a che mandano avanti il fatturato non quelli da 8c.
La WildClimb è cresciuta ma ha mantenuto lo stile e la modalità dell’inizio.
Perché Grip è un imprenditore dalla testa molto fine, attento e presente, ma dal cuore tanto grosso.
E il cuore a volte porta ritorni superiori, insperati e inaspettati.
Questo scritto vuole esser un ringraziamento a Grip, ma anche a Marzia, Emanuele, Cristiano, Toni e ai ragazzi del reparto tecnico; a Dino che non ho ancora conosciuto, non per le scarpe che mi hanno dato, ma per quello che mi hanno insegnato e mi hanno fatto vivere.

by Espo

Selvaggio Wild

Era il 2009.

Forse il 2010: Fontainebleau, Cuvier est, Carrè d’as… mano-piede delicato. Boulder altino … anche troppo per i miei pavidi gusti.

Una scarpa vola nel bosco. Ennesimo volo, ennesimo sfogo.

Nel bosco, dispersa, una WildClimb.

Passata la furia, la delega, con la giusta fatica arrivo al top.

Ai piedi una WildClimb.

A distanza di anni, sono qui, a scrivere di e per WildClimb.

C’era qualcosa, a livello inconscio che mi univa a quella marca, forse più che ai suoi prodotti.

Fosse solo per l’ironia di un marchio che accetta di essere riconoscibile ovunque, anche se abbreviato, persino negli autogrill: “WC”.

Essere “selvaggi”, preso alla lettera, sembrerebbe sottolineare le caratteristiche di chi è ai margini della civiltà.

Ed è proprio il contrario: il selvaggio è selvaggio perché crede che una civiltà esista. Non perché esiste!

Non si accontenta e investe nei giovani, nei prodotti: sempre in evoluzione. La scarpa in produzione è sempre vecchia, è sempre passata rispetto alle idee ed ai materiali che stiamo testando.

Tutti noi: Il plurale non è un errore.

Il selvaggio immagina e lotta per una civiltà che non si “bea” dei buchi organizzativi che portano a divulgare sui social atti di normale attenzione come atti da super eroi degni di ammirazione.

Il selvaggio che cambia una catena vecchia e logora, si lamenta del fatto che non esiste, (indicativo presente, quindi oggettivo), un organo ufficiale per comunicare queste notizie, e cerca in ogni modo di istituire un qualcosa che possa proteggere il nostro istinto alla scalata.

WildClimb, in tutto questo è “Selvaggia”, quindi realmente civile. Promuove, investe, evolve, senza mai cristallizzare in forme definitive. La miglior scarpa non esiste!

Esiste uno strumento per crescere, far crescere.

Il sito nasce da quel lancio nel bosco, dal quel gesto inconscio che ha preso forma e chiarezza diventando un valore.

Nasce dall’incontro con un fotografo che immagina foto e percorsi paralleli che danno forma anche a nuove falesie da scalare.

Nasce dalla scoperta di avere da sempre al fianco un amico che finalmente ammette di avere un grosso problema: sintomo di questa malattia sono i fumetti!!!!

Non vogliamo guarire, essere parte di un processo ha più valore che qualsiasi altra “comodità” stabile.

Non è “pensare altrimenti”, è “altrimenti pensare”.

Essere sensibili alle immagini, notare nelle foto il fisso logoro piuttosto che il campione e la didascalia che dichiara l’ennesimo exploit: è pensare.

Il sito si propone anche questo: vuole essere una casa per atleti, ambasciatori, società, strutture ed eventi. Un luogo che ospita, regala visibilità e lascia liberi.

Ognuno con un suo tag, cura se stesso ed il gruppo. Tutti insieme mettono in forma un modo di stare che non è neppure immaginabile.

Nessuno avrebbe giurato che un giorno sarebbe stato desiderabile, normale e giustamente anonimo selezionare la plastica dalla carta.

Ci vuole coraggio a cambiare, bisogna essere selvaggi, mai appagati, mai parassiti.

Intanto partiamo, la casa è appena abbozzata, ora bisogna riempirla, di entusiasmo e sorrisi, di foto e notizie.

Noi faremo le pulizie di casa: ogni tanto; qualche tediosa riunione di condominio: inevitabile.

Litigheremo? certo! i giusti confronti generano.

Gli errori, nel loro offrire un pensiero originale, anche!

Benvenuti a casa!

Grazie a Mauro Marcolin, che ci crede sempre! in modo contagioso e selvaggio!

Grazie a Mauro Magagna, Francesco “Chicco” Fontebasso, Tommaso “Ttnka” Righetti, Emanuele Pellizzari.

Andrea Tosi

Crescono. Crescono bene!

Periodo denso di competizioni:

Campionati Italiani Giovanili e Coppa Europa  Giovanile sopra le altre.

Ai piedi di tanti giovani tante WildClimb che dopo aver “poggiato” sugli appoggi delle vie tracciate, hanno poggiato sui ben più comodi gradini del podio.

Con buoni strumenti si cresce meglio.

Inutile annoiarvi con le sterili classifiche: i nostri atleti possono raccontare di se stessi nelle pagine a loro dedicate su questo sito.

Godiamoci i loro sorrisi.

 

Dedicata a Maurice Sfigà

Prima edizione del “premio letterario Roberto Iannilli”

‘L’alpinismo e il rapporto degli uomini con la montagna’.

Questo il tema del premio letterario in memoria di Roberto Iannilli.

E’ l’associazione Alpinisti del Gran Sasso a istituire il Premio in ricordo del suo presidente caduto con Luca D’Andrea sul Monte Camicia il 19 luglio 2016.

Maggiori informazioni sulla pagina Facebook del Premio

facebook.com/Premio-Letterario-Roberto-Iannilli

oppure  sul sito dell’associazione

www.vecchiegloriedelgransasso.it

 

 

Marco Nardi

da senior a junior

 

Essere il filo di collegamento tra un campione italiano master ed un giovane classe 2007,  è per noi di WildClimb motivo di grande soddisfazione.

Marco Nardi si è laureato Campione Italiano Master 2017 ed ovviamente indossava le sue inseparabili Pantera 2.0 !!!

Simone Belardinelli, classe 2007 e quindi under12, con ai piedi le pantera soft, è secondo nel Boulder e terzo in combinata ai campionati italiani 2016; è anche primo assoluto ai campionati regionali Lazio 2017 in tutte e 3 le specialità.

Sapere che tutto questo nasce dal supporto dato alle palestre di appartenenza – la “Blue Rock” ed il “Climbing Side” di Roma di Alessandro Marocchi – conferma che non siamo solo produttori di scarpette, ma anche di gioie ed emozioni:

Ancora una volta: strumenti per crescere!