Il braccio che non trema

Tra pochi giorni festeggio i 22 anni. Ho iniziato con l’arrampicata a 12, poi…

Poi è il terremoto…

Siamo scappati in Svizzera.

Ho perso la casa. Ho lasciato L’Aquila e due mesi li ho passati oltre le Alpi. Era il 2009.

Torno a mettere il magnesio sulle mani a fine 2012, dopo una parentesi nella quale ho giocato a pallone: nei dintorni di L’Aquila sono venute a mancare anche le palestre…

Mi chiamo Elias Iagnemma, ho qualche gusto controcorrente, lo ammetto, ma in fin dei conti è bello anche sapersi distinguere fuori dalle mode imperanti.

Vicino a casa ho: Meschia, Interprete e altre zone in via di sviluppo, ma cerco di girare più che posso. Appena posso!

Sono stato recentemente 10 giorni a Font. Sono riuscito a salire tanti 8 storici, nonostante una meteo avversa. Karma, Rainbow roket…Sul mio profilo Fb posto qualche video di quello che faccio…

Ho  provato anche “Dune”, un 8b+ dove sono caduto in uscita. Conto di tornare con temperature più basse.

Quando guardo la mia Panda arancione con più di 250.000 Km, penso che potrebbe essere interessante mettere dei buoni benzina come premi alle gare.

Sono nomade, un po’ per vocazione un po’ per necessità. La mia casa, forse, torna abitabile tra un anno almeno. Luglio 2018 dicono… tante cose sono ancora da sistemare… Vabbè l’Italia…

Nonostante il “vabbè”, vestire i colori della Nazionale resta il primo sogno. Ho già fatto due gare di Coppa del Mondo con “Italia” sulla schiena. Un sogno che si avvera, altri arriveranno… chissà, entrare nell’elite mondiale… Del resto, su resina si scala per cosa? se non per primeggiare? Di certo ormai, ha ben poco a che vedere con l’arrampicata su roccia, per la formula di gara ma anche per la tracciatura.

Scarpe morbide? O mi porto due paia di scarpe e risolvo tutti i problemi, altrimenti quando ho bisogno di stabilità, metto la scarpa con intersuola. Sono controcorrente, mi piace la scarpa rigida, che spinga forte e non si “scassi” in fretta. Su 200.000 passaggi, forse solo su uno di questi vedi o senti la qualità di una scarpa rispetto ad un’altra.

Non è la scarpetta che fa l’arrampicatore, non è la scarpetta che deve essere sensibile, è il piede di chi scala che deve esserlo!

Per contro, scalo anche scalzo, per divertimento, quando la roccia lo permette…

Mi piace, inventare, creare, aprire nuove linee; come a Tottea dove ci saranno ormai una cinquantina di linee pulite.

In Abruzzo c’è un’arenaria molto morbida, la roccia si lavora man mano che si prova il blocco. è roccia in leggero movimento.

Lo vedi da quello che resta sotto la suola, dal residuo di polvere che si impasta con la gomma. Toccherà mettere la data a fianco del grado proposto 🙂 .

Altrimenti sono in palesta. Traccio e faccio l’istruttore di arrampicata, al “Monkey’s Garage”.

Amo girare le palestre, nomade anche in questo. Trovo troppo importante mescolare le sensazioni, vedere nuovi appigli. Replico indoor quello che mi piace fare su roccia: passare da uno stile all’altro, accettando di dovermi riadattare alla specificità delle varie zone.

Io scalo tanto, faccio tanti boulder e tanto pan. Sospensioni per le dita. Tante ore. Tanto…

Sono seguito da Patxi Usobiaga, ci sentiamo su WhatsApp e su Skype.

Ascolto il mio corpo ma quando non sento di allenarti, il corpo vince sulla scheda. Altrimenti non ti alleni nelle migliori condizioni.

Non faccio solo boulder, vado anche con la corda. Sto tentando vie corte e esplosive che si aggirano sull 8c+/9a. A Giugno sono riuscito sul mio primo 8C.

In fondo, per le olimpiadi si dovrà mescolare la maratona con i 100 metri, quindi, oltre al boulder, è meglio iniziare a lavorare anche corda e velocità.

Nomadi anche tra le specialità… anche se qualcuno storce il naso…

Ognuno vede l’arrampicata a modo suo, e forse il bello è anche questo, ed io non vedo perché dovrei privarmi di questo piacere.

Mi muovo, come l’arenaria delle mie zone, nomade, tra lo shopping con la fidanzata ed i blocchi. Tutte le grandi performance non le mai fatte nei periodi di super forma, mi brucio dentro, vittima delle aspettative.

Ben venga anche lo shopping, visto che i maggiori risultati li ho fatti da rilassato, quando non mi aspettavo nulla.

…e passano anche da questo esser nomadi.

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…a dirle, le cose belle non succedono.

Torino- Ivrea. Ivrea- Torino. Vivo a Torino, lavoro a Ivrea, vengo dalla Valchiusella.

Sono Cristian Zenerino, dottore in Biotecnologie, ho 27 anni e lavoro a tempo pieno… detta così, sembro anche un ragazzo serio.

Bah, son pensieri strani, che nascono cinque giorni alla settimana, tra un semaforo e uno svincolo, in quel tempo che passo tornando a Torino dove convivo.

Convivo con la mia ragazza, con il nomignolo che mi hanno dato e…

Vabbè, mi chiamano “rollerblade” e sono testimonial di scarpette di arrampicata.

L’ironia è evidente: uso le scarpette come se avessero le rotelle e sono sponsorizzato WC …

Convivo, lo dicevo…

Vengo dallo sci, e sono, per dirla con Fb “ski instructor“.

Di certo, non mi sono mai allenato quanto mi alleno adesso per arrampicare. Non maledico il mio passato da sciatore, anzi, faccio ancora le mie belle discese. Fortunatamente quando sbandiero non devo fermare l’inerzia dei quadricipiti tipici dei discesiti. Non ho le gambone e forse è per questo che non maledico lo sci.

Scalo dal 2006, ho iniziato con gli amici della valle. Con loro facevamo spesso “corda”. La uso ancora; anche se, a dire il vero, sempre meno. Quest’anno sono riuscito su “Ira” al cubo: segno che il tanto boulder che faccio non fa poi tanto male.

Far boulder porta via meno tempo, e lo posso fare anche da solo. E io di tempo ne ho poco: tra il lavoro, lo sci e il resto, devo ottimizzare le mie uscite outdoor…

Se penso che a 10 minuti da casa c’è un’area boulder che per anni non abbiamo mai valutato, concludo che a volte dobbiamo convivere con una specie di accecamento da abitudine.

Bisogna andare in giro, vedere cose diverse. Vedere che altrove hanno valorizzato dei blocchi che… sono proprio come quelli che abbiamo sotto casa. Ecco che si torna a valutare con occhi nuovi quello che prima non appariva. Così, i massi della Valchiusella sono diventati un rifugio dove andare la sera, anche solo a pulire qualche masso, dopo i lunghi pomeriggi di studio.

Bisogna aprire la mente… È come se anche il grado avesse qualcosa a che fare con l’andare, quasi per caso, una sera alla Scala di Milano. Per l’opera lirica non ho alcun interesse, ma forse, qualcosa delle scenografie della Bohème rimane dentro mentre valuti la bellezza di una linea. Lo so, grado e bellezza dovrebbero descrivere cose diverse… dovrebbero, appunto.

Sono pensieri sparsi, filosofia da automobile… pensieri da raccordo autostradale.

Ancora qualche kilometro e sono a Torino.

Torino, gli affetti e gli atleti.

C’è un bel giro qui. Marcello e Stefano, sono a livello nazionale, sono la punta di un gruppo di amici che si tirano tra di loro. A ben guardare sembra che questi gruppi si riuniscano a grappoli attorno a chissà quale motivo.

Biella con “i fratelli” e Niccolò. Valchiusella con mio fratello, Luca e Gabriele. E Torino…appunto.

Svincolo: tra poco sono arrivato.

A qualcosa sarà servita quell’aria di festa: le gare del TCC, le sfide virtuali su Fb…

Quest’anno ho già accorciato la lista della spesa, qualche bel progetto l’ho salito… “serre moi fort” e “souvenir” entrambi 8a; saliti in giornata.

Che poi se penso a cosa miro, mi dico: a consolidare il grado; fare altri otto.

Ma forse non è la verità.

Miro a “Vecchio leone”, a Brione: a questo penso!

Ecco: freccia, accosto, retro e poi parcheggio.

Sono a casa.

Questa sera, facciamo lo zaino, metto dentro le mie “Pantera V”. Io non sono leggerissimo, mi serve una scarpa che spinga.

Lavorerò sulla placca, devo migliorare, altrimenti dovrò convivere anche con questa lacuna.

Oppure, considerato che resterò “rollerblade” anche diventassi un mago della placca, mi metterò a tirarle di brutto… Perché chissà in verità cosa sogno… se riesco su “Vecchio leone” potrei provare…

Vabbè,  non ho il coraggio di dirla nemmeno a me stesso la verità; ammesso esista.

Forse aveva ragione Hemingway quando scrisse: “Non lo disse ad alta voce perché sapeva che a dirle, le cose belle non succedono”.

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Stories of boulder stories of bandits…

….Giovedì avevo fatto un ottimo tentativo ma spesso le cose non vanno come desideri….. sabato sotto questo incredibile pezzo di roccia (la leggenda narra fosse la casa di un bandito)
le cose sono andate in modo diverso.

“Pascale Panedda” è stato salito per la prima volta tre anni fa dal mio amico Angelo Marratzu in una versione decisamente più corta. La versione integrale con partenza dall’inizio della grotta e’ sempre rimasta un progetto nel quale il mio amico penso non ci abbia mai creduto più di tanto, forse, con i suoi 22/23 movimenti circa, troppo lontano dalla sua idea di boulder.

Tutto e’ iniziato l’anno scorso, durante il quale ho ripetuto la versione più breve, subito mi è venuto lo stimolo di provare l’intera linea, ma dopo qualche buon tentativo l’arrivo del caldo ha rimandato tutto alla stagione più fresca.

Devo essere sincero: il video di Angelo è stato fondamentale per capire l’esatta esecuzione del passo chiave. Credo sia stata geniale la sua soluzione, assolutamente non facile da trovare, sopratutto quando si è soli a scalare e dove non lo ha mai fatto nessuno prima.

Mi sento fortunato ed emozionato per essere stato in grado di chiudere  il cerchio su questo blocco, ora in qualche modo ho anche io contribuito ad aggiungere un po ‘di storia alla casa del bandito!

Per quanto riguarda la difficoltà  penso possa essere attorno  al  7c, vedremo in futuro.

Filippo.

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