Woods rompe un fisso

Costruire, abitare, pensare

– Hai sentito quel rumore?

– L’urlo mentre cade o il tintinnio metallico?

-No, riascolta bene…

Non senti tutto il non pensare, il mal-fare, il cattivo esempio che cede di schianto e finisce a terra?

Ascolta bene…

Non è un moschettone che si spezza. No! … è la comodità dei:

-lascio dei ruderi come fissi perché ho sempre poco tempo e faccio “prima”…

-cavoli di chi prova il tiro… se uno vuole “se li cambia” i miei fissi…

-perché devo usare “roba buona” che poi la usano tutti?

Non senti il rumore dell’imprevedibile virtù dell’ignoranza?

I moschettoni bloccati e nastrati come nessuno consiglia di fare?… Diventano pretesto per fare uno spot commerciale…

Boh, cosa ti devo dire… io ci sento anche il silenzio di tutta una comunicazione che indica come normale un terreno di gioco fatto di fissi marci e spezzoni di corda scoloriti che finiscono ritratti nelle pagine dei giornali o nelle foto dei testimonial di questo sport. Racconti di giovani che si preparano con dedizione per risolvere il loro “masterpiece” e poi si fanno ritrarre con le scarpe nuove e lucide ai piedi e la corda passata in ferraglia che testimonia anche di un’altra dedizione… (incuria, taccagneria… o quel che ti pare).

Sento tutto il rumore degli esempi dati dai video. No, non parlo del vociare disperato del climber e dell’assicuratore. Parlo delle protezioni saltate in nome del “meno_mi_proteggo_meno_mi_ghiso”.

Sento l’assenza di un pensiero in grado di tenere a mente il punto d’origine che rende possibile il nostro sport: la possibilità di riprovare.

La conseguenza è l’abitare malamente questo nostro “ambiente” verticale.

Inevitabilmente si costruisce per come si abita e se la sicurezza si risolve nel rimpiazzare il moschettone rotto con uno di una marca diversa…

Stiamo costruendo un “Mostro” e lo si capisce dai commenti che seguono la testimonianza di Woods sui vari “social”.

Quel suono metallico è il rumore dell’urgenza di una sana autocritica radicale.

Andrea

escape coppa italia

Terza tappa Coppa Italia Boulder 2108 (Escape Climbing Garden)

Squilla… forse sono impegnati…

«Ciao Carlo, tutto pronto all’Escape per la tappa di Coppa Italia Boulder? »

«Ciao Andrea, si! È stata una giornata di fuoco. Vedrai! facciamo vedere la diretta streaming della tappa di Coppa Italia Boulder sul nostro canale Fb»

Sento sullo sfondo rumori eloquenti: sembra un cantiere.

«Stiamo preparando la “festa” agli atleti,» continua Carlo, «stanno tracciando: Riccardo Scarian, Martino Sala, Jean Bovo e il team Escape. Creiamo follie ma, viste le nostre caratteristiche, ci compensiamo bene»

«per il resto, è tutto il giorno che rispondo al telefono, organizzo, provo qualche movimento e cerco di non farmi sfuggire nessun dettaglio. Facciamo il meglio possibile»

Capisco, ci sono passato anch’io: «ti lascio lavorare! Volevo solo sapere se c’è qualcosa di asciutto dalle tue parti… Mi pare di capire che all’Escape pioveranno atleti sul materasso, per il resto in palestra è tutto asciutto e vale la pena fare un giro a vedere….»

L’appuntamento è Sabato 24 Marzo per le qualifiche e Domenica 25 Marzo per le semi e la finale. (programma ufficiale qui!)

L’Escape Climbing Garden per l’occasione è aperto al pubblico e lo trovate a questo indirizzo:

Per la diretta streaming, (e che diretta!!!), basta iscriversi a FaceBook e andare su https://www.facebook.com/EscapeClimbingGarden negli orari previsti!

WildClimb, oltre ad essere ai piedi di tanti atleti, è sponsor di questa tappa, sempre al fianco di Carlo Giuliberti e di tutto l’Escape.

E che spettacolo sia!

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Petra Campana con WildClimb

Aspettando la Coppa Italia Boulder… (2° tappa)

Aspettando la seconda, il pensiero corre alla precedente.

Lo stream della prima tappa boulder ci ha permesso di dare uno sguardo allo stato dell’arte italiano in boulder.

Semifinali e finali avvincenti. È stato bello vedere i WildBoys far fare quattro salti alle Pantera.

Alice, Petra, Andrea, Asja,  tra le ragazze, e Elias tra i ragazzi, hanno contribuito a dare spettacolo alle semifinali.

Foto: Stefano Pichi

Un sussulto di vita c’è anche in Italia. Certo, qualcosa resta da migliorare. Sono quei dettagli che parlano con forza di un mondo ancora “naif”. Un mondo che ancora fatica a farsi sentire oltre al suo ombelico. Lo si vede da tanti piccoli dettagli che lo rendono, da una parte genuino, dall’altra immaturo al salto di qualità mediatico che gli si vorrebbe far fare.

È vera e giusta la critica, circolata sui social, che piove come un gesto d’amore sugli organizzatori e sul futuro di questa disciplina; mancava una cornice degna dietro al podio.

Manca anche tanto altro, non ultima la consapevolezza che il pubblico non è solamente quello che si vede a bordo materasso.

Lo si vede dai gesti degli atleti. Ancora non sono arrivate le abitudini che portano gli atleti ai ridicoli gesti tanto cari agli sponsor. Ancora nessuno ha baciato la scarpa, ha osannato il materiale che usa. I pretesti per dare risalto alla sponsorizzazione sono ancora lontani nei pensieri di questi atleti che sono sicuramente professionisti negli allenamenti. Come per tutto, anche questa caratteristica è allo stesso tempo un bene ed è anche un male.

Qualcosa si sta evolvendo e gli effetti delle rivoluzioni si valutano con 20 anni di ritardo.

Nel frattempo mi godo le performance e salto sulla sedia quando vedo Elias Iagnemma sfiorare il podio finale “pelando” le prese di arrivo di un ostico lancio.

Bene così! finche siamo ancora tra noi, critichiamoci per crescere. La macchina è ancora in rodaggio. In attesa di essere appetibili per la vera economia che muove l’arrampicata, (gomme, benzina e pedaggi:-)).

Ammesso sia un bene mirare ad altre platee , si vedono dei passi in avanti pari a quelli fatti dal vocabolario dello speaker ufficiale che si è spinto a citare anche l’enjambement. Forse l’unica nota internazionale!

Ho esultato per la finale raggiunta da Asja Gollo, cosi come per i blocchi risolti in semifinale da un sempre più forte Matteo Manzoni che continua a crescere anche fuori da casa WildClimb… anzi, ecco… mi sembra giusto dirlo: un grazie a SCARPA, RockSlave e Sherpa, main sponsor di questa tappa. Sponsor, più in generale, di questa disciplina che ha ancora il bisogno della cura di tutti.

Godiamoci la seconda tappa di Bologna e poi sarà il momento per dare il nostro contributo al movimento. WildClimb sarà presente a Torino: