Le scarpette di Laura

Laura Rogora
Laura Rogora

Arco. Campionati Mondiali Giovanili 2019 di arrampicata. Categoria Junior.

Laura Rogora completa una storica impresa: oro in lead, oro boulder e oro anche nella combinata.

Edimburgo, Scozia. Campionato Europeo 2019 di arrampicata lead. Secondo posto.

Laura sale sul podio e si mette al collo una medaglia d’argento. Ma… che scarpe aveva ai piedi?

Laura scala con un paio di WildClimb Pantera, quelle “rosse”, giusto per intenderci. Nelle competizioni porta a spasso sugli appoggi una “panterina” numero 34,5.

Il progetto “Pantera” prende forma verso la fine del 2011 e compare sul mercato nel 2012.

Pantera è una scarpa asimmetrica a suola intera (4 mm Wild Rubber), con intersuola di 1,2 mm di media rigidità (shore 60) che si estende solamente sotto l’avampiede. È stata una delle prime scarpe a utilizzare la Wildclimb microfiber® (microfibra a doppio corpo).

Risultato: buon supporto in punta, grande rigidità torsionale e ottima sensibilità.

La grafica, pensata da Toni Lonobile, anche se oggi può risultare vagamente retrò, a suo tempo ha fortemente connotato la scarpa. La serigrafia non ha solo uno scopo decorativo: il traboccante panterotto giallo svolge una sua funzione nel differenziare, in questo caso “bloccare”, lo stiramento della microfibra nella direzione della lunghezza.

Come si nota in tutte le foto, la Panterina numero 34.5 avvolge in una allacciatura molto stretta il piede di Laura. Infatti, una volta allacciate le scarpe, Laura è solita far fare ai lacci un giro supplementare sotto l’arco plantare (in puro stile “calciatori dei tempi passati”). Sia questa un’abitudine scaramantica o il tentativo di lanciare una moda, di certo è un un gesto che la caratterizza in modo inequivocabile.

Pantera Rossa rimarrà in catalogo, e forse non sarà nemmeno rinnovata graficamente: conservata come un vitigno autoctono… e per restare nell’analogia enologica, allo stesso modo in cui l’innesto della vite permette di cambiare la varietà di produzione della vigna per rispondere meglio alle esigenze del mercato, con l’innesto di un’intersuola più rigida (e una piccola variazione alla microfibra) si è trasformata nella Pantera 2.0. L’innesto della mezza suola al posto della suola intera, l’ha trasformata nella Pantera V, una intersuola dimagrita a 0,9 mm ha dato origine alle Pantera Soft e, per finire con le trasformazioni, l’introduzione della lavorazione laser e una particolare lavorazione dell’intersuola ha dato origine alla Pantera Laser. Tutti modelli che riprendono la stessa base di partenza, che è ancora in salute e rimane uno dei modelli più richiesti.

Discorso molto diverso per le scarpette che Laura ha usato nella Speed. WildClimb le ha fornito un prototipo derivato direttamente dalla nuova Bat. Sfruttando infatti la forma non estrema e i bassi volumi in punta della nuova Bat (armata di serie di Altaderenza) è stata messa a punto una scarpa molto istintiva. “Svuotando” e alleggerendo completamente il tallone (che nella speed perde ogni aspirazione all’aggancio) e togliendo ogni forma di intersuola dall’avampiede, ne é uscito un prodotto che ha trovato consensi nei gruppi sportivi dove è stata testata e quindi promossa all’attenzione di Laura che l’ha calzata con successo in quel di Arco.

Avrà mercato questo modello? Ancora non lo sappiamo e forse mai sarà prodotto. Quello che conta per WildClimb e curare in modo particolare i propri atleti e cogliere l’occasione per testare soluzioni anche coraggiose (vedi Altaderenza).

Di certo, le spartane Pantera “rosse” ne hanno fatta di strada senza aver bisogno di misteriosi acronimi per essere “spiegate”. Nella loro essenzialità, nella loro semplicità, vantano forse anche un altro primato: quello di essere state le scarpe meno costose a calcare un podio in quel dei Campionati Mondiali Giovanili 2019 di Arco (e anche a Edimburgo).

A ben guardare, anche questa è sostenibilità!