Arrampicatori Culturisti (capitolo 3)

culturisti

capitolo tre: il verticale muro culturale

Basta trave, basta trazioni.

Oggi affrontiamo un muro verticale. Ci concentreremo sulla tecnica e sullo stile.

Che poi, lo stile, non è nient’altro che “una certa musichetta” che ci accompagna quando portiamo a compimento le nostre cose.

Nasce dalla capacità di saper attingere da un bagaglio ricco e vario e di saper comporre le sequenze che più si adattano ai nostri scopi. Destrezza nel valorizzare increspature e nel realizzare giochi d’equilibrio per passare leggeri senza grossi strappi logici.

Perché non si deve tirare tutto “alla morte”. È questione di mezzi e capacità.

Il giusto ritmo tra l’aggettivo corretto e l’avverbio quando serve, la parola forbita e la parola comune. Stringere e aprire il compasso per collegare due appoggi lontani, tenendo il bacino incollato alla parete, lo si impara anche leggendo e ammirando l’incredibile capacità di scrittura di Alessandro Piperno.

“Con le peggiori intenzioni” (Mondadori, 2005) insegna questo: con tecnica e sensibilità, accelerando e rallentando il passo, si può salire di tutto, (si può parlare di tutto), sia questo un muro verticale o un muro culturale. Sì, certo, si ha un bel dire della tecnica quando non si ha la forza necessaria per metterla in pratica.

Ed è appunto in questo contesto che torna in mente Edlinger. In un passaggio che tutti avevano risolto appoggiando un ginocchio, lui, le blond, ha tirato forte sulle dita. Di certo perché poteva farlo ma anche “perché sapeva che la felicità – quella vera – non è mai sociale, ma privatissima, da consumarsi in sdegnosa segretezza…”. Eravamo a Bardonecchia durante uno Sport Roccia a metà anni 80; siamo anche a pagina 152 del nostro romanzo.

Immagine tratta da un vecchio numero di “Grimper”

Patrick sapeva che stava rischiando di compromettere la gara per un capriccio molto personale… era mosso – appunto – dalle “peggiori intenzioni”, ma quando sai fare molte cose e sai farle bene, del risultato ti frega il giusto. La felicità è altrove, in quella musichetta privata che ci canta dentro quando siamo veramente felici.

Andrea Tosi

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