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Arrampicata

Alice Tavola

Mi chiamo Alice Tavola e sono nata il primo settembre del 2000. Siccome mia mamma ha arrampicato fino al settimo mese, posso dire di essere quasi nata in parete. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di arrampicatori; le vacanze cosi come i week end, li abbiamo sempre passati in giro con il nostro furgone e non ci ho messo molto a trasformare ciò che inizialmente era solo un gioco in una vera e propria passione.

Posso dire di essermi cominciata ad allenare più seriamente intorno ai 12 anni e da allora non ho più smesso. Quando ero più piccola e facevo ancora le gare ho sempre praticato tutte e tre le specialità (lead, Boulder e speed); poi però ho deciso di abbandonare il mondo delle competizioni avendo capito che non era la mia strada e mi sono dedicata al Bouder sulla roccia, la mia specialità del cuore.

Negli ultimi anni devo dire che si è intensificata molto, riuscendo a strapparmi anche delle soddisfazioni che primo credevo troppo lontane. I miei posti preferiti sono sicuramente la Val Masino e il Ticino… scalare qui per me è sempre speciale.

Prodotti preferiti

Ormai sono anni che sono in casa Wild e mi sono sempre trovata molto bene. La scarpetta che utilizzo è il modello pantera velcro… sulla roccia è davvero super!

Toglietemi tutto ma non le mie Pantera

siamo orgogliosi di comunicare che l’unità di misura della crescita di Laura non cambierà per i prossimi anni.

Infatti, Laura Rogora ha rinnovato il suo contratto con WildClimb.

L’elemento immutabile, il metro di misura, (che sarebbe da conservare al Louvre accanto al regolo di platino e iridio utilizzato come “metro campione”) è senza dubbio la scarpetta WildClimb Pantera Rossa numero 34,5.

Barbari… vi educherò

“Ci tieni lo stesso tu a scalare in mezzo a tutto quello che succede?… A tutto quello che si vede?… O invece è che non vedi niente?… Io credo proprio che tu te ne sbatti!… Fai il sentimentale mentre sei una bestia che non ce n’è un’altra… Ti vuoi attaccare a della ferraglia marcia? Con la tua trita retorica?… Ti va bene allora?… A me no!… Se senti niente tanto meglio per te! è che hai il naso tappato! Bisogna essere quei degenerati che siete tutti perché quella sosta non vi faccia schifo… Vuoi sapere quello che c’è tra me e te?… Eh be’ tra te e me, c’è tutta la vita… Ti basta mica alle volte?”

È un anno che dimenticheremo

  Ceredo Alta Questo è un anno che dimenticheremo, altroché.  La retorica, per oggi, lasciamola riposare. L’anno 2020 lo dimenticheremo, come tutti gli altri. Se non altro per poter dormire sonni tranquilli, per riuscire ancora una volta a girare lo sguardo...

Un drone chiamato Laura Rogora

Laura Rogora dice di avere un drone come il mio. Dice anche di essere più brava di me a pilotarlo. Io il suo drone non l’ho mai visto.

L’arrampicata sul granito dei Sette Fratelli in Sardegna

Mentre macino chilometri e playlist musicali penso spesso a quello che motiva i miei repentini spostamenti; rifletto su quella voglia di vedere, provare e scoprire non solo i miei limiti ma anche il bello e il nuovo

Arrampicatori Culturisti (capitolo 4)

In fin dei conti, arrampicare è proprio questa eterna tensione, è il passaggio da un equilibrio all’altro. Non un equilibro, non l’altro, ma il “mentre” che li divide. L’intensità del nostro sport vive di questa incertezza. Vive dell’istante in cui la mano trova respiro. Roccia, aria , roccia.

Arrampicatori Culturisti (capitolo 3)

Patrick sapeva che stava rischiando di compromettere la gara per un capriccio molto personale… era mosso – appunto – dalle “peggiori intenzioni”, ma quando sai fare molte cose e sai farle bene, del risultato ti frega il giusto. La felicità è altrove, in quella musichetta privata che ci canta dentro quando siamo veramente felici.

Arrampicatori Culturisti (capitolo 2)

… la vertigine, l’ottenebrante irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa.

Arrampicatori Culturisti (intro + capitolo 1)

Ci venivamo, noi, a cercare a tentoni la nostra felicità, che il mondo intero ci insidiava con rabbia. Ci vergognavamo di quella voglia, ma bisognava pur farci qualcosa! È più difficile rinunciare all’amore che alla vita.

Essere o fare la donna tra le montagne?

Pertanto non si tratta di “essere uomo” o “essere donna”, quanto piuttosto di “fare l’uomo” o “fare la donna”, insomma di costruire quella facciata che renda credibile la nostra persona di fronte alle aspettative di tutti gli altri.