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Arrampicata

Alice Tavola

Mi chiamo Alice Tavola e sono nata il primo settembre del 2000. Siccome mia mamma ha arrampicato fino al settimo mese, posso dire di essere quasi nata in parete. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di arrampicatori; le vacanze cosi come i week end, li abbiamo sempre passati in giro con il nostro furgone e non ci ho messo molto a trasformare ciò che inizialmente era solo un gioco in una vera e propria passione.

Posso dire di essermi cominciata ad allenare più seriamente intorno ai 12 anni e da allora non ho più smesso. Quando ero più piccola e facevo ancora le gare ho sempre praticato tutte e tre le specialità (lead, Boulder e speed); poi però ho deciso di abbandonare il mondo delle competizioni avendo capito che non era la mia strada e mi sono dedicata al Bouder sulla roccia, la mia specialità del cuore.

Negli ultimi anni devo dire che si è intensificata molto, riuscendo a strapparmi anche delle soddisfazioni che primo credevo troppo lontane. I miei posti preferiti sono sicuramente la Val Masino e il Ticino… scalare qui per me è sempre speciale.

Prodotti preferiti

Ormai sono anni che sono in casa Wild e mi sono sempre trovata molto bene. La scarpetta che utilizzo è il modello pantera velcro… sulla roccia è davvero super!

Pietro Azzolini

Ho conosciuto in questi due anni persone che sarebbero ben contente di aver ancora le loro gambe, ma che da quando hanno avuto l’incidente o la malattia la loro vita è svoltata. Superata la disgrazia, hanno cambiato il modo di vedere la vita e, più in generale, il loro approccio ad essa…

Speravo non me lo chiedesse mai

Devo essere onesto, speravo non me lo chiedesse mai…. ma alla fine la proposta è arrivata, comunque tranquilli nulla di serio, si tratta di una semplice questione di spit !

Alessandro Boulos e la velocità

La scelta della speed l’ho compiuta poco più di 4 anni fa, quando mi trasferii fuori regione per iniziare l’università.

Luca Malosti

Diciamo che quello è uno step della mia carriera, un obiettivo. Far diventare il mio sport il mio lavoro. Questo, per poter aver la possibilità di “lavorare all’arrampicata” sempre più frequentemente senza impegni o altre distrazioni

Allenatori: Roberto Franzoni

Sul perché si finisce per diventare allenatori, la risposta è abbastanza semplice: per quanto mi riguarda sono mosso da una passione molto forte (che sconfina, a volte, nella dipendenza).

Allenatori: Alessandro Marrocchi

Come si insegna e come si allena in Arrampicata Sportiva ancora non è stato scritto. Come per tutti gli sport non esiste un unico  metodo, ma ogni metodo per essere ritenuto valido e condivisibile deve prendere forma da solide basi empiriche messe immediatamente a confronto con le conoscenze scientifiche 

Il curioso caso del detenuto 737 – Epilogo

Il titolo a inizio pagina ancora riecheggia tra i miei pensieri.

“Chipping is a crime”.

Ehi, ma cosa sarebbe il chipping, pensai. Cominciai la lettura, attentamente. Man mano che divoravo lettere e punteggiatura, mi fu chiaro, di cosa la penna di quell’articolo stesse parlando.

Sinceramente, né allora, né tanto meno adesso, so dirvi se compresi quell’articolo.

Il curioso caso del detenuto 737 – Capitolo 4

Erano passati ormai tre mesi e quattro giorni da quelle artificiali modifiche e rielaborazioni geologiche.

Erano cambiate alcune cose, sì, in me, ma sì, anche nel piccolo borgo che da tanti anni mi ospitava. Il boom tecnologico invase l’intera piccola metratura della pianura, piccole e medie fabbriche nascevano in ogni dove. Non solo legno, ma acciaio, fonderie, piccole centrali elettriche.

Il curioso caso del detenuto 737 – Capitolo 3

Ecco, caro lettore, siamo arrivati al dunque, al primo misfatto. Subito dopo al pensiero, spettava all’azione: compier ciò che solo la sera prima avevo immaginato di poter realizzare.

Certo, a essere sinceri, se mi avessero detto, che tutto quello che a me pareva innocente e ambizioso, mi avrebbe portato a raccontarlo chiuso qui dentro, beh sì, quel giorno, non avrei mai timbrato il biglietto, né del primo treno, né della corriera successiva, non avrei stimolato le gambe, né nella pedalata iniziale, né nella camminata finale.

Il curioso caso del detenuto 737 – Capitolo 2

Beh sì, caro lettore, son certo che tu abbia intuito che io, della verticale, niente conoscevo, e certamente niente conosco tuttora. Vivevo di sogni, piccole e rare informazioni al quale riuscivo ad accedere non senza poca fatica.

Senza guide com’ero, privo di fratelli maggiori che tracciano il cammino da seguire, svincolato da qualsiasi logica quotidiana, tutto era una scoperta e mi sentivo un esploratore.

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