Pierfrancesco De Falcis

Pierfrancesco De Falcis

Ragazzo semplice, senza grandi storie alle spalle. Cresciuto  con i film di Sergio Leone e accompagnato dalle note di Ennio Morricone.

Ho avuto una grande fortuna ad aver incontrato questo sport diversi anni prima della sua moderna divulgazione, quando ad arrampicare si era in pochi, quando in falesia l’età media era alta e tu, che eri il figlioccio dei vari personaggi che la abitavano, vivevi una doppia vita, una a casa cullato dai genitori che non sapevano mai cosa facevi dopo la scuola, e l’altra con la famiglia verticale, che ti passava a prendere in macchina e ti portava in quei luoghi magici, dove non basta mai la voglia di andare su, bisogna avere fame e non smettere mai di crederci.

Successivamente, terminati gli studi superiori, mi sono trasferito in emilia per intraprendere l’università di Matematica, e qui, è successo qualcosa.

Forse è proprio vero che a volte, quando si è confusi, basta cambiare prospettiva per ritrovarsi.

Qui posai gli occhi su cii che mi circondava, che siano persone e muri di arenaria, qualcosa si è evoluto e continua ad evolversi.

Ora lavoro alla palestra di arrampicata Rock’n Fire, vedo crescere talenti e cerco di trasmettere una visione diversa della vita da quella canonica con il quale si cresce.

Una visione più ricca, fatta di sogni, costanza e continua rinnovazione della propria persona.

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Storie

È un anno che dimenticheremo

L’anno 2020 lo dimenticheremo, come tutti gli altri. Se non altro per poter dormire sonni tranquilli, per riuscire ancora una volta a girare lo sguardo lontano dalla realtà.
La realtà è intrattabile. Ha lo sguardo di Medusa, non puoi guardarla negli occhi: resti pietrificato.

Un drone chiamato Laura Rogora

Laura Rogora dice di avere un drone come il mio. Dice anche di essere più brava di me a pilotarlo. Io il suo drone non l’ho mai visto.

Filippo Manca: foto di Andrea Mannias

L’arrampicata sul granito dei Sette Fratelli in Sardegna

Mentre macino chilometri e playlist musicali penso spesso a quello che motiva i miei repentini spostamenti; rifletto su quella voglia di vedere, provare e scoprire non solo i miei limiti ma anche il bello e il nuovo