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STORIE

Racconti, recensioni e curiosità. Ogni tanto abbiamo qualcosa da dire perché spesso sappiamo tacere. Le scarpette “spiegate bene” si mescolano alle esperienze dei nostri atleti. Il piacere della lettura si mescola al piacere di conoscere il dietro le quinte del mondo arrampicatorio.

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Toglietemi tutto ma non le mie Pantera

Toglietemi tutto ma non le mie Pantera

siamo orgogliosi di comunicare che l’unità di misura della crescita di Laura non cambierà per i prossimi anni.

Infatti, Laura Rogora ha rinnovato il suo contratto con WildClimb.

L’elemento immutabile, il metro di misura, (che sarebbe da conservare al Louvre accanto al regolo di platino e iridio utilizzato come “metro campione”) è senza dubbio la scarpetta WildClimb Pantera Rossa numero 34,5.

Barbari… vi educherò

Barbari… vi educherò

“Ci tieni lo stesso tu a scalare in mezzo a tutto quello che succede?… A tutto quello che si vede?… O invece è che non vedi niente?… Io credo proprio che tu te ne sbatti!… Fai il sentimentale mentre sei una bestia che non ce n’è un’altra… Ti vuoi attaccare a della ferraglia marcia? Con la tua trita retorica?… Ti va bene allora?… A me no!… Se senti niente tanto meglio per te! è che hai il naso tappato! Bisogna essere quei degenerati che siete tutti perché quella sosta non vi faccia schifo… Vuoi sapere quello che c’è tra me e te?… Eh be’ tra te e me, c’è tutta la vita… Ti basta mica alle volte?”

È un anno che dimenticheremo

È un anno che dimenticheremo

  Ceredo Alta Questo è un anno che dimenticheremo, altroché.  La retorica, per oggi, lasciamola riposare. L’anno 2020 lo dimenticheremo, come tutti gli altri. Se non altro per poter dormire sonni tranquilli, per riuscire ancora una volta a girare lo sguardo...

Arrampicatori Culturisti (capitolo 4)

Arrampicatori Culturisti (capitolo 4)

In fin dei conti, arrampicare è proprio questa eterna tensione, è il passaggio da un equilibrio all’altro. Non un equilibro, non l’altro, ma il “mentre” che li divide. L’intensità del nostro sport vive di questa incertezza. Vive dell’istante in cui la mano trova respiro. Roccia, aria , roccia.

Arrampicatori Culturisti  (capitolo 3)

Arrampicatori Culturisti (capitolo 3)

Patrick sapeva che stava rischiando di compromettere la gara per un capriccio molto personale… era mosso – appunto – dalle “peggiori intenzioni”, ma quando sai fare molte cose e sai farle bene, del risultato ti frega il giusto. La felicità è altrove, in quella musichetta privata che ci canta dentro quando siamo veramente felici.

Arrampicatori Culturisti  (capitolo 2)

Arrampicatori Culturisti (capitolo 2)

… la vertigine, l’ottenebrante irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa.

Essere o fare la donna tra le montagne?

Essere o fare la donna tra le montagne?

Pertanto non si tratta di “essere uomo” o “essere donna”, quanto piuttosto di “fare l’uomo” o “fare la donna”, insomma di costruire quella facciata che renda credibile la nostra persona di fronte alle aspettative di tutti gli altri.

Speravo non me lo chiedesse mai

Devo essere onesto, speravo non me lo chiedesse mai…. ma alla fine la proposta è arrivata, comunque tranquilli nulla di serio, si tratta di una semplice questione di spit !

Alessandro Boulos e la velocità

La scelta della speed l’ho compiuta poco più di 4 anni fa, quando mi trasferii fuori regione per iniziare l’università.

Luca Malosti

Diciamo che quello è uno step della mia carriera, un obiettivo. Far diventare il mio sport il mio lavoro. Questo, per poter aver la possibilità di “lavorare all’arrampicata” sempre più frequentemente senza impegni o altre distrazioni

Allenatori: Roberto Franzoni

Sul perché si finisce per diventare allenatori, la risposta è abbastanza semplice: per quanto mi riguarda sono mosso da una passione molto forte (che sconfina, a volte, nella dipendenza).

Allenatori: Alessandro Marrocchi

Come si insegna e come si allena in Arrampicata Sportiva ancora non è stato scritto. Come per tutti gli sport non esiste un unico  metodo, ma ogni metodo per essere ritenuto valido e condivisibile deve prendere forma da solide basi empiriche messe immediatamente a confronto con le conoscenze scientifiche 

Il curioso caso del detenuto 737 – Epilogo

Il titolo a inizio pagina ancora riecheggia tra i miei pensieri.

“Chipping is a crime”.

Ehi, ma cosa sarebbe il chipping, pensai. Cominciai la lettura, attentamente. Man mano che divoravo lettere e punteggiatura, mi fu chiaro, di cosa la penna di quell’articolo stesse parlando.

Sinceramente, né allora, né tanto meno adesso, so dirvi se compresi quell’articolo.

Il curioso caso del detenuto 737 – Capitolo 4

Erano passati ormai tre mesi e quattro giorni da quelle artificiali modifiche e rielaborazioni geologiche.

Erano cambiate alcune cose, sì, in me, ma sì, anche nel piccolo borgo che da tanti anni mi ospitava. Il boom tecnologico invase l’intera piccola metratura della pianura, piccole e medie fabbriche nascevano in ogni dove. Non solo legno, ma acciaio, fonderie, piccole centrali elettriche.

Il curioso caso del detenuto 737 – Capitolo 3

Ecco, caro lettore, siamo arrivati al dunque, al primo misfatto. Subito dopo al pensiero, spettava all’azione: compier ciò che solo la sera prima avevo immaginato di poter realizzare.

Certo, a essere sinceri, se mi avessero detto, che tutto quello che a me pareva innocente e ambizioso, mi avrebbe portato a raccontarlo chiuso qui dentro, beh sì, quel giorno, non avrei mai timbrato il biglietto, né del primo treno, né della corriera successiva, non avrei stimolato le gambe, né nella pedalata iniziale, né nella camminata finale.

Il curioso caso del detenuto 737 – Capitolo 2

Beh sì, caro lettore, son certo che tu abbia intuito che io, della verticale, niente conoscevo, e certamente niente conosco tuttora. Vivevo di sogni, piccole e rare informazioni al quale riuscivo ad accedere non senza poca fatica.

Senza guide com’ero, privo di fratelli maggiori che tracciano il cammino da seguire, svincolato da qualsiasi logica quotidiana, tutto era una scoperta e mi sentivo un esploratore.

Il curioso caso del detenuto 737 – Capitolo 1

Tra una pausa e l’altra, tra le varie serie di esercizi che mi imponevo, sulla mano sinistra non mancava l’unica rivista di arrampicata che arrivava, a quei tempi, nel piccolo borgo: ÉCOLE VERTICAL.Vi leggevo di incredibili salite sportive, della perfezione fisica di chi le compiva. Credevo di capire i loro pensieri che, a quel tempo, pensavo vicino ai miei.

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