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Il curioso caso del detenuto 737 – Capitolo 4

da | Ott 18, 2021 | storie | 0 commenti

 

Capitolo 4 – Dai listelli alle sbarre

 

Erano passati ormai tre mesi e quattro giorni da quelle artificiali modifiche e rielaborazioni geologiche.

Erano cambiate alcune cose, sì, in me, ma sì, anche nel piccolo borgo che da tanti anni mi ospitava. Il boom tecnologico invase l’intera piccola metratura della pianura, piccole e medie fabbriche nascevano in ogni dove. Non solo legno, ma acciaio, fonderie, piccole centrali elettriche.

Quel che sino a qualche mese prima era solo una piccola strada, ove, da estraneo, ci giungevi solo se ti perdevi, divenne un centro industriale. Ricchi proprietari vennero a investire lontano da occhi indiscreti ma accanto a occhi più semplici: gli occhi di quelli che non fan domande.

Tutta questa rivoluzione fu per me anche una bella fortuna. Ricominciai a lavorare, questa volta all’acciaieria. Sinceramente, mi piaceva anche l’idea che dal legno si passasse all’acciaio, poteva esser una bella metafora; non credi?

Ritornai a coltivar sogni, ma questa volta era difficile piegarli, l’acciaio è acciaio.

La paga era misera, d’altronde come sempre, ma ciò non mi spaventava. Ripresi con le mie incessanti odissee e continuai con i miei allenamenti.

La speranza, di sfiorar con mano quelle pareti sognate, di muovere il corpo tra quegli ambìti passaggi, stava, piano piano, tornando.

Ok, ma non perdiamoci per l’ennesima volta, perché rischieresti di finir nel piccolo borgo.

Se vuoi, esegui pure un’ultima seduta di allenamento sui listelli, prometto di non muovermi. Dopo, andremo sino alla fine, o quasi.

Erano circa le 6.52 di un giovedì mattina, quel giorno, non salii dai sassi, ma spesi l’intera mattinata nell’aspettare l’apertura dell’edicola paesana che mi aveva promesso l’ultimo numero di ÉCOLE VERTICAL.

Certo, nessuno lo avrebbe preso anche se fossi arrivato il giorno dopo a ritirarlo.

Però, quelle dolci fusioni all’interno della pancia, tra emozione e curiosità, son difficili da gestire e spesso l’impulso la fa da padrone.

La rivista arriva e son l’unico lettore? Devo correre a prenderla prima che qualcun altro me la rubi. Si, ripensandoci adesso, tanto fuoco, quanto poco intelletto.

Riuscii a ritirare la rivista alle ore 8.47, minuto più minuto meno.

In quella copertina, ah ragazzi… indimenticabile.

Un angelo, sì, un angelo dai capelli biondi che pareva accarezzare quei piccoli listelli rocciosi. Incantato, ancora una volta. Ma d’altronde, niente di nuovo. Le emozioni di quelle gesta mi accompagnavano ormai da tanti anni.

Fatto è che quel giorno ero più elettrizzato del solito. Mi concessi addirittura un caffè al bar dell’angolo. Seduto, sul secondo tavolo a sinistra, dinanzi al sole, gustai il caffè e cominciai la mia tanto attesa lettura.

Foto, descrizioni e interviste. E ancora foto, descrizioni e intervista.

Alla lettura seguiva la rilettura, andata e ritorno, ancora lettura e rilettura, allo stesso modo con cui alla serie agli anelli seguiva la serie alle parallele.

Un circolo, un eterno ritorno che mi preoccupava solo quando pensavo alla strada fatta per abituare le mie dita a passare dalle sbarre ai listelli. Ma tornare dai listelli alle sbarre, no. Finire su ÉCOLE VERTICAL non prevedeva questo regresso, o forse sì, chissà.

Comunque, numero affascinante, ancora una volta su quelle pagine passavano le gesta di questi Grimpè, il loro fisico perfetto – mi pare di averlo già detto – e tra le righe, sullo sfondo, la loro filosofia contrapposta a quella canonica della fabbrica che mi aveva cresciuto.

Però, giunto a pagina dodici, voltai sulla tredici. Non venne mai la quattordici, non quel giorno.

Chissà, come sarebbe andata, se le due pagine si fossero incollate, così da farmi saltare quell’articolo.

Continua il 25/10/2021 su : https://www.wildclimb.it/2021/10/25/il-curioso-caso-…nuto-737-epilogo/