Luca Schiera sul Bhagirathi IV

Siamo partiti dall’Italia l’11 agosto: io, Matteo Della Bordella, Matteo De Zaiacomo e suo padre Silvano. 
Passati quattro anni abbiamo capito che dovevamo ritentare di salire il Bhagirathi IV, nel Garhwal himalayano. L’idea che avevamo in mente era quella di salire sulla stessa linea tentata in precedenza e poi traversare a sinistra verso un altro sistema di diedri poco sotto la fascia di scisto notoriamente marcia, in modo di salirne il meno possibile. Volevamo essere già pronti per un tentativo con i primi giorni di bel tempo, prima che clima volga al freddo. 

Appena arrivati al campo base ci accoglie una nevicata, ci acclimatiamo salendo il Bhagirathi II durante gli ultimi giorni di monsone e il 3 settembre siamo sotto la parete pronti per partire il giorno successivo.

A metà pomeriggio sentiamo il rumore di un distacco più grosso del solito: con grande sorpresa vediamo due enormi blocchi di scisto che cadono dalla parte alta del Bhagirathi IV esattamente sulla linea su cui vogliamo salire, siamo contenti di non essere lì ma non abbiamo più un piano per salire la parete.

Passiamo alcuni giorni al campo base prima di fare un ultimo tentativo, abbiamo poco tempo e vogliamo stare il meno tempo possibile in parete.

Ci svegliamo il 15 settembre a mezzanotte, poche ore dopo iniziamo ad arrampicare e all’alba raggiungiamo la cengia su cui avevamo bivaccato la prima notte quattro anni fa, continuiamo lungo i diedri della parte centrale della via fino a raggiungere nel primo pomeriggio il traverso che avevamo pensato da casa. Tutto procede bene nonostante la scarsa qualità della roccia e alla sera raggiungiamo la fascia di scisto.

Quando la superiamo è di nuovo buio da un’ora, siamo sul pendio finale coperto di neve e non troviamo posti per bivaccare. Decidiamo di proseguire fino in cima, sapendo che si trova esattamente dritto sopra di noi. 
Alle 23 siamo tutti e tre di nuovo con i piedi a terra sulla sottile cresta. Con una calata sul versante est troviamo un buon posto per dormire e ci fermiamo fino al mattino.Dopo un giorno di riposo in tenda spostiamo il campo base sotto lo Shivling, salutiamo Matteo che torna a casa mentre io Giga e Silvano passiamo gli ultimi giorni nella valle. 

Riusciamo a salire lo spigolo ovest, la via normale, proprio mentre il tempo perfetto di settembre inizia a dare segni di cambiamento. La via, e la montagna, sono davvero belle: uno spigolo di solido granito che finisce contro un seracco alto 60 metri, da salire direttamente, si prosegue su neve fino alla sella fra le due cime perfettamente simmetriche e poi per un pendio di ghiaccio e neve si arriva poi in cima.

Questa volta non è buio e possiamo vedere le montagne intorno: i Bhagirathi, Meru, Thalay Sagar e Satopanth. 

Ancora una volta ci rimane un solo giorno al campo base prima di tornare a casa.

Luca Schiera

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