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Arrampicata

Alice Bracco

Sono nata nel 1997 a Pont Canavese (TO), in Valle Orco. Ho iniziato ad arrampicare verso la fine del 2013, dopo aver sospeso le competizioni di mountain bike. Ricordo che mio zio mi portò per la prima volta in falesia a Bosco, proprio in Valle dell’Orco. Lì mi resi conto di trovarmi di fronte a un mondo nuovo da scoprire, immaginare e costruire. Allora, a piccoli passi, mi avvicinai all’arrampicata facendo nuove conoscenze e visitando luoghi diversi. Il mondo dell’arrampicata rappresentò per me, e rappresenta tutt’ora, una fonte di crescita sotto numerosi punti di vista. La mia attività prevalente è l’arrampicata su roccia. Ultimamente mi alleno a secco e scalo in falesia. Nel tempo libero mi dedico anche ai blocchi e alle fessure della mia Valle.

” Gli amici mi hanno paragonata ad una marmotta scalatrice. Forse perché vivo tra gli 800 e i 2000 metri di altitudine e alterno cicli di intensa attività sulle rocce a periodi più o meno lunghi di allenamento al chiuso. Anche io, come le marmotte, ho abitudini diurne adatte all’esplorazione verticale. Nei periodi più caldi dell’anno, invece, mi attivo in orari crepuscolari per addentrarmi nel mondo del bouldering con la frontale in testa.”

Prodotti preferiti

Scarpette preferite: per la falesia le Grip, per le altre attività Dagara e Pantera V.

Barbari… vi educherò

“Ci tieni lo stesso tu a scalare in mezzo a tutto quello che succede?… A tutto quello che si vede?… O invece è che non vedi niente?… Io credo proprio che tu te ne sbatti!… Fai il sentimentale mentre sei una bestia che non ce n’è un’altra… Ti vuoi attaccare a della ferraglia marcia? Con la tua trita retorica?… Ti va bene allora?… A me no!… Se senti niente tanto meglio per te! è che hai il naso tappato! Bisogna essere quei degenerati che siete tutti perché quella sosta non vi faccia schifo… Vuoi sapere quello che c’è tra me e te?… Eh be’ tra te e me, c’è tutta la vita… Ti basta mica alle volte?”

È un anno che dimenticheremo

Ceredo Alta Questo è un anno che dimenticheremo, altroché.  La retorica, per oggi, lasciamola riposare. L’anno 2020 lo dimenticheremo, come tutti gli altri. Se non altro per poter dormire sonni tranquilli, per riuscire ancora una volta a girare lo sguardo lontano...

Un drone chiamato Laura Rogora

Laura Rogora dice di avere un drone come il mio. Dice anche di essere più brava di me a pilotarlo. Io il suo drone non l’ho mai visto.

L’arrampicata sul granito dei Sette Fratelli in Sardegna

Mentre macino chilometri e playlist musicali penso spesso a quello che motiva i miei repentini spostamenti; rifletto su quella voglia di vedere, provare e scoprire non solo i miei limiti ma anche il bello e il nuovo

Arrampicatori Culturisti (capitolo 4)

In fin dei conti, arrampicare è proprio questa eterna tensione, è il passaggio da un equilibrio all’altro. Non un equilibro, non l’altro, ma il “mentre” che li divide. L’intensità del nostro sport vive di questa incertezza. Vive dell’istante in cui la mano trova respiro. Roccia, aria , roccia.

Arrampicatori Culturisti (capitolo 3)

Patrick sapeva che stava rischiando di compromettere la gara per un capriccio molto personale… era mosso – appunto – dalle “peggiori intenzioni”, ma quando sai fare molte cose e sai farle bene, del risultato ti frega il giusto. La felicità è altrove, in quella musichetta privata che ci canta dentro quando siamo veramente felici.

Arrampicatori Culturisti (capitolo 2)

… la vertigine, l’ottenebrante irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa.

Arrampicatori Culturisti (intro + capitolo 1)

Ci venivamo, noi, a cercare a tentoni la nostra felicità, che il mondo intero ci insidiava con rabbia. Ci vergognavamo di quella voglia, ma bisognava pur farci qualcosa! È più difficile rinunciare all’amore che alla vita.

Essere o fare la donna tra le montagne?

Pertanto non si tratta di “essere uomo” o “essere donna”, quanto piuttosto di “fare l’uomo” o “fare la donna”, insomma di costruire quella facciata che renda credibile la nostra persona di fronte alle aspettative di tutti gli altri.

Petra Campana

… ho fatto gare piangendo tra un blocco e l’altro, ma poi mi sono stancata di questa situazione. Oggi scalo meno tesa perché vedo tutto come un regalo. Ho svoltato in una gara, sempre a Bressanone, ho girato la situazione dal lato giusto.