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Arrampicata

Rita Oltramari

Ho scoperto l’arrampicata relativamente tardi, avevo 16 anni. Successe per caso: io e la mia famiglia andammo in vacanza in montagna con amici. Uno di questi era un appassionato di arrampicata e un giorno ci portò a provare, fuori, su roccia. Fu amore a prima vista! Quella giornata mi divertii tantissimo, lui vedendo il mio entusiasmo e una certa perdisposizione raccontò ai miei genitori che a Verona, proprio vicino a casa nostra c’era un grande centro d’arrampicata….pochi mesi più tardi mi ritrovai al King Rock….dove mi riscoprii con un’enorme passione per questo sport. “Credo che la mia sia una passione talmente grande che non smetterò mai di arrampicare”.

L’arrampicata mi piace tutta! Forse con una piccola eccezione rappresentata dallo speed che non è esattamente il mio forte. Nelle belle stagioni adoro fare corda su roccia, ho tante falesie non troppo distanti da casa che mi aspettano! Poter variare il tipo d’arrapicata spaziando tra lead, boulder, indoor, outdoor, e poter arrampicare sempre su vie diverse e in luoghi diversi è secondo me è uno degli aspetti più intriganti dell’arrampicata. 

“Chi non dà tutto, non dà niente”

Prodotti preferiti

Le scarpe….le scarpe sono uno dei più grandi dilemmi dell’arrampicatore! Io personalmente ritengo sia molto, molto difficile trovare la scarpetta ideale. Bisogna conciliare tante cose: il tipo di piede, il peso, ma soprattutto il tipo d’arrampicata. Le mie preferite per l’indoor sono le Dagara, le adoro perché supermorbide e con un dolce peso come il mio sono le uniche con cui riesco a spalmare completamente, scaricando tutto il peso possibile sui volumi. Per l’outdoor preferisco un qualcosa di più rigido: le classiche Pantera rosse

Toglietemi tutto ma non le mie Pantera

siamo orgogliosi di comunicare che l’unità di misura della crescita di Laura non cambierà per i prossimi anni.

Infatti, Laura Rogora ha rinnovato il suo contratto con WildClimb.

L’elemento immutabile, il metro di misura, (che sarebbe da conservare al Louvre accanto al regolo di platino e iridio utilizzato come “metro campione”) è senza dubbio la scarpetta WildClimb Pantera Rossa numero 34,5.

Barbari… vi educherò

“Ci tieni lo stesso tu a scalare in mezzo a tutto quello che succede?… A tutto quello che si vede?… O invece è che non vedi niente?… Io credo proprio che tu te ne sbatti!… Fai il sentimentale mentre sei una bestia che non ce n’è un’altra… Ti vuoi attaccare a della ferraglia marcia? Con la tua trita retorica?… Ti va bene allora?… A me no!… Se senti niente tanto meglio per te! è che hai il naso tappato! Bisogna essere quei degenerati che siete tutti perché quella sosta non vi faccia schifo… Vuoi sapere quello che c’è tra me e te?… Eh be’ tra te e me, c’è tutta la vita… Ti basta mica alle volte?”

È un anno che dimenticheremo

  Ceredo Alta Questo è un anno che dimenticheremo, altroché.  La retorica, per oggi, lasciamola riposare. L’anno 2020 lo dimenticheremo, come tutti gli altri. Se non altro per poter dormire sonni tranquilli, per riuscire ancora una volta a girare lo sguardo...

Un drone chiamato Laura Rogora

Laura Rogora dice di avere un drone come il mio. Dice anche di essere più brava di me a pilotarlo. Io il suo drone non l’ho mai visto.

L’arrampicata sul granito dei Sette Fratelli in Sardegna

Mentre macino chilometri e playlist musicali penso spesso a quello che motiva i miei repentini spostamenti; rifletto su quella voglia di vedere, provare e scoprire non solo i miei limiti ma anche il bello e il nuovo

Arrampicatori Culturisti (capitolo 4)

In fin dei conti, arrampicare è proprio questa eterna tensione, è il passaggio da un equilibrio all’altro. Non un equilibro, non l’altro, ma il “mentre” che li divide. L’intensità del nostro sport vive di questa incertezza. Vive dell’istante in cui la mano trova respiro. Roccia, aria , roccia.

Arrampicatori Culturisti (capitolo 3)

Patrick sapeva che stava rischiando di compromettere la gara per un capriccio molto personale… era mosso – appunto – dalle “peggiori intenzioni”, ma quando sai fare molte cose e sai farle bene, del risultato ti frega il giusto. La felicità è altrove, in quella musichetta privata che ci canta dentro quando siamo veramente felici.

Arrampicatori Culturisti (capitolo 2)

… la vertigine, l’ottenebrante irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa.

Arrampicatori Culturisti (intro + capitolo 1)

Ci venivamo, noi, a cercare a tentoni la nostra felicità, che il mondo intero ci insidiava con rabbia. Ci vergognavamo di quella voglia, ma bisognava pur farci qualcosa! È più difficile rinunciare all’amore che alla vita.

Essere o fare la donna tra le montagne?

Pertanto non si tratta di “essere uomo” o “essere donna”, quanto piuttosto di “fare l’uomo” o “fare la donna”, insomma di costruire quella facciata che renda credibile la nostra persona di fronte alle aspettative di tutti gli altri.